Omar vi racconta un'esperienza straordinaria

 Ciao,

sono Omar, l’istruttore… non che l’ideatore della “Guida al Buio”.

 

La “Guida al Buio” come detto più volte, ha molteplici aspetti...

Il primo, fondamentale, è che le persone non vedenti possano provare… o riprovare a guidare… in tutta sicurezza!

 

Il secondo, è che una persona normodotata possa provare “temporaneamente” a capire… con una momentanea disabilità indotta… le difficoltà e le “facilità”… in alcuni casi… di un disabile, anche con la sola perdita di un senso, il più importante…

 

Il terzo aspetto è la possibilità di capire, affrontare e superare i limiti che la nostra mente troppo spesso ci impone… i pregiudizi… i… non riesco.

Il quarto, è capire quanto sia importante fidarsi… giocare di squadra…

Il quinto… l’aspetto ludico…

 

Quando il tutto ebbe inizio, io chiesi di essere completamente bendato… tanto da non vedere la differenza tra il chiaro e lo scuro. Poi di essere trasportato su di una autovettura, la stessa che avrei poi usato, senza sapere la marca e il modello… sulla superficie di un piazzale dove sarebbe stato allestito il circuito per la prova… tutto rigorosamente “nuovo” al fine di avere una interpretazione personale a 360°.

Necessitavo di capire… necessitavo di provare… necessitavo di valutare…

Il tutto venne ripreso rigorosamente con varie telecamere per poterci poi lavorare sopra.

All’inizio la voglia di sfida, era più forte del disagio di non riuscire a capire dove mi stavano portando…

Arrivato sul posto…sceso dall’auto… Fulvio che mi ha condotto fino al piazzale mi ha posto una domanda che mi ha fatto capire tanto e nulla…

 

MA STAI LI COSÌ?

 

Ho capito che sicuramente c’era qualcosa di strano, perché la sua spontaneità mi ha dato da pensare.

Ero in piedi, poggiato all’auto in attesa della preparazione del circuito da parte di Mauro e Fulvio, vedendo un prato di circa 200 metri che dava su una strada di buon passaggio.

Rivisto il filmato, iniziai a ridere come un matto! Il prato di 200 metri era un muro più alto di me a circa 50 centimetri dal mio naso….

Salito in auto, cercato al tatto di capire dove fossero i comandi, Mauro ha cominciato a guidarmi…

Lasciata la frizione, ho guidato lungo il tracciato più  e più volte, la fame di capire non mi permetteva di orientarmi e memorizzare il circuito e iniziavo ad innervosirmi.

Cambio di navigatore con Fulvio, il giro riprende più lento e iniziamo con nuovo navigatore che è più nervoso di me, percepisco il tremolio della sua voce, l’emozione che prendeva il sopravvento in lui per la paura di sbagliare i comandi da impartire fino, ad esordire urlando.

 

ATTENTO AL BIRILLO! VAI DRITTO!

 

E li mi sono fermato con l’auto ed ho cominciato a ridere.

La cosa si faceva interessante e ho capito che la cosa più difficile forse non era guidare al buio ma far guidare al buio.

Iniziata l’avventura ho potuto mettere a dura prova le mie qualità di istruttore, formatore e anche un pò psicologo.

Si, perché ogni volta che inizia una “Guida al Buio” è  sempre una nuova sfida, una nuova emozione.

Devo capire lo stato mentale del temporaneo cieco, come dargli sicurezza, come ottimizzare la sua reattività ai miei comandi per ottimizzare i tempi del cronografo sul giro, come stimolarlo a fidarsi, come rendere l’esperienza in linea con le aspettative e molte altre cose ancora.

Chiunque accetta questa esperienza, questa sfida, fin da subito si rende conto di quanto sia difficile fidarsi di qualcuno che non si conosce. Per i bambini che hanno provato, questo passaggio è  stato molto più facile perché “distratti” dall’emozione di poter guidare un’auto quando per loro è ancora “fuori legge”.

Poi l’involontario utilizzo degli altri quattro sensi per cercare di capire, di memorizzare il tracciato ascoltando i rumori di fondo, il dondolio dell’auto che prende un buco, che passa sopra un tombino, il continuo palpare del volante nel tentativo di capire se è  dritto o girato, se stiamo andando dritti o se la traiettoria è tutt’altro che giusta.

I respiri si fanno più affannosi, il caldo aumenta, le scuse giustificative diventano sempre più  fantasiose.

 

Devo dire che questa nuova esperienza è appagante sia da cieco che da cane guida.

 

Omar tells of his extraordinary experience

 

Hello,

My name is Omar, the instructor and the author of "Driving in the Dark."

 

“Driving in the Dark " as said many times, has many aspects ...

The first aspect, fundamental, it is that blind people can try... or retry to drive again ...  in absolute safely!

 

The second, is that a non-disabled person can "temporarily" try to understand ... with a momentary induced disability ... the difficulties and the "easiness" ... in some cases ... of a disabled person, even with only the loss of a sense, the most important ...

 

The third aspect is the ability to understand, confront and overcome the limitations that our mind too often imposes on us ... prejudices ... and ….. I cannot say it.

The fourth is to understand how important it is to trust ... to be part of a team ...

The fifth ... the fun aspect ...

 

When it all began, I asked to be completely blindfolded ... so as not to see the difference between light and dark. Then to be carried into a car, the same that I would have then used, without knowing the make and model ... on the surface of a square where the circuit for the test would have been set up ... all strictly "new" in order to obtain a personal  interpretation at 360°.

I needed to figure out ... I needed to try ... I needed to evaluate ...

Everything was strictly filmed with various cameras to be able to then work on.

At first the desire to challenge, was stronger than the inconvenience of not being able to understand where they were taking me ...

 

Once arrived at the place ... I got out ... Fulvio that had brought me to the square asked me a question that made me realize so much and nothing ...

 

Are you just going to stay there?


I realized that there was certainly something odd, because his spontaneity made me think. I was standing, leaning on the car waiting for the preparation of the circuit by Mauro and Fulvio, seeing a lawn of about 200 meters which was next to a road regularly frequented. When I saw the video of the event, I started laughing like crazy! The lawn of 200 meters was a wall higher than me and was about 50 centimeters from my nose.... When I got into the car I tried to figure out where the controls were, Mauro began to guide me...

After releasing the clutch, I drove along the track over and over again, the will to understand did not allow me to get my bearings and to memorize the circuit and I began to get nervous.

Change of navigator with Fulvio, the tour begins slower and we started with a new navigator who was more nervous than me, I could sense the trembling of his voice, the emotion took over him for the fear of giving the wrong commands and then he started  screaming .

 

MIND THE TRAFFIC CONE! GO STRAIGHT!

                                   
And I stopped the car and started laughing. It was becoming interesting and I realized that the most difficult thing was probably not driving in the dark but guiding someone to drive in the dark. Once the adventure had began I could put a strain on my skills as an instructor, trainer and even a little psychologist.

Yes, because every time you start "Driving in the Dark" it is always a new challenge, a new emotion.

I have to understand the mental state of the temporary blind person, how to make him feel safe, how to maximize his responsiveness to my commands to optimize the chronographic lap times, how to stimulate him to trust me, how to make the experience in line with expectations, and many other things.

Anyone who accepts this experience, this challenge, immediately realizes how difficult it is to trust someone you don’t know. For children who have tried this experience, this passage was much easier because they were "distracted" by the emotion of being able to drive a car when for them it was still "illegal".

Then the inadvertent use of the other four senses to try to understand, to memorize the track while listening to the background noise, the car rocking as it hits a hole, which passes over a manhole, the continuous feel of the steering wheel in an attempt to understand whether it is straight or turned, if we're going straight or if the trajectory is anything but correct

Your breathing becomes more labored, the heat increases, the supporting excuses become more imaginative.

I must say that this new experience is rewarding both as a blind person and as guide dog.

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