La mia prima "Guida al Buio"

03/17/2016

Ore 20:30 giovedì sera. Fa freddo. Ho guidato per più di mezz’ora. Scendo dall’auto lentamente, mi appoggio alla portiera e mi tolgo la mascherina oscurante che mi copriva gli occhi. Respiro con calma e mi guardo intorno, ritorno a vedere quello che mi circonda. Ho guidato al buio: l’emozione è fortissima.

 

Dicono che la fortuna sia una dea bendata perché non guarda in faccia a nessuno. Ed è così che viene sempre rappresentata: elegantemente vestita con una cornucopia piena d’oro e una vistosa benda sugli occhi.

Anche la giustizia per essere imparziale è una donna bendata che tiene in una mano la spada e nell’altra una bilancia per soppesare gli errori: non deve guardare in faccia a nessuno.

Chissà cosa ne pensano i ciechi, quelli veri, quelli che la benda non la usano proprio!

 

Nella mia vita professionale e personale non ho conosciuto molti ciechi, ma di una cosa sono certo: da tutti ho ricevuto delle importanti lezioni di vita.

 

È stata per me una lezione di vita essere intervistato da un giornalista cieco e scoprire che non solo è un noto professionista nel suo campo, ma ha studiato psicologia nelle migliori facoltà del mondo, che ha girato in lungo e in largo, imparando a conoscere e descrivere la realtà attraverso le risposte di coloro che ha intervistato in tv. Sì perché non parlo di un giornalista della carta stampata, ma di un anchor men!

 

Ed è stata per me una lezione di vita essere invitato a tenere lezioni di spada giapponese in un’associazione di ciechi di Lugano. “Come faccio?” Eppure è bastato chiudere gli occhi e accorgermi che in quel buio c’è un mondo da scoprire proprio iniziando dalla parola “cieco”: mi hanno insegnato che molti di loro non vogliono essere chiamati “non vedenti”. Uno scherzando mi ha detto: “Quando tu non riesci ad andare in bagno come ti definisci?...” e mentre me lo diceva rideva, forse più del mio imbarazzo che della battuta stessa.

Altra lezione di vita.

 

È stata un’altra lezione di vita trovarmi a tenere un corso di formazione in un ospedale: tra i partecipanti il centralinista, un cieco. Dov’è il problema direte voi? Il fatto è che mi avevano chiesto di impostare il corso sulla visione e sull’analisi di alcuni film. E con estrema semplicità il centralinista mi ha detto: “Tu ti siedi qui vicino a me, io ascolto quello che gli attori dicono e tu mi descrivi le scene… ma fallo bene altrimenti non imparo niente in questo corso!”. Altra lezione di vita.

 

Da bambino ricordo che mio padre, di notte, per non disturbare nessuno, si alzava per andare in bagno senza accendere la luce, spesso inciampando o facendo cadere qualcosa nel cuore della notte: il risultato è che ci svegliava tutti comunque. Odiavo questo suo atteggiamento. A volte mi è capitato da adulto di ripetere lo stesso errore e trovarmi perso nel corridoio di casa. Così come mi capita di dover dormire con le tende aperte nei vari alberghi dove pernotto per lavoro perché rischio di svegliarmi e non capire dove sono. Il buio ti toglie tutti i riferimenti e nel silenzio diventa ancora più buio. Altra lezione di vita.

 

Quando non trovo gli occhiali mi arrabbio. Eppure basta inforcarli per vedere tutto: chiaro, limpido. È un gesto semplice che ormai ripeto da almeno trenta, quarant’anni. Per un cieco non è così. Il buio c’è e si vede. E c’è anche il giorno dopo e quello dopo ancora.

 

Mi chiedo spesso cosa voglia dire essere ciechi, una benda sugli occhi può darci un’idea anche se parziale e limitata nel tempo di ciò che può vivere un cieco: in quegli attimi non sai orientarti, cadi, anche i luoghi più familiari assumono dimensioni diverse e anche le emozioni che provi non sono più le stesse e i sensi, che di solito giocano tutti alla pari, si amplificano per sopperire a quello mancante. Altra lezione di vita.

 

La mia non è un’ossessione, è solo voglia di capire. Per questo ho accettato di mettermi alla prova e di guidare al buio. Lavoro con persone stressate che quotidianamente vivono il disagio della stanchezza fisica e mentale. E capire come i sensi, le sensazioni e le emozioni ci aiutano a superare i nostri problemi è fondamentale: e qui non si può andare alla cieca o forse i ciechi possono insegnarci a trovare un orientamento, una direzione verso cui andare, guidandoci nel buio verso la luce…

My first experience of “Driving in the Dark"

 

8.30pm Thursday evening. It's cold. I drove for more than half an hour. I get out of the car slowly, I lean against the door and take off the blindfold that is covering my eyes.

 

I breath calmly and look around to see what surrounds me. I drove in the dark: the emotion is very strong.

 

They say that luck is a blindfolded beauty because it does not look straight at anybody. And this is how it is always represented: elegantly dressed with a horn of plenty filled with gold and a flashy blindfold on your eyes.

 

Justice also to be impartial is a blindfolded woman holding a sword in one hand and in the other a scale to weigh the mistakes: it must not look straight at anybody.

 

I wonder what the blind think, the real ones, the ones that never use a blindfold at all!

 

In my professional and personal life I have not come across many blind people, but of one thing I am certain: I have received from all of them important lessons of life.

 

It was for me a life lesson to be interviewed by a blind journalist and to discover that not only he is a well-known professional in his field, but he studied psychology in the best faculties in the world, he has travelled far and wide, while learning about reality through the answers of those interviewed on TV. Yes, because I’m not talking about a newspaper journalist, but an anchor man!

 

And it has been for me a lesson in life to be invited to give lessons of Kendo (Japonese fencing) for a blind association in Lugano. "How do I do it?" And yet it was enough to close my eyes to realize that in that darkness there is a world to discover just starting with the word "blind": They taught me that many of them do not want to be called "blind". One jokingly said to me: "When you don’t have bowel movements how do you define yourself?..." And while he was asking me he was laughing, maybe more than my embarrassment of the joke itself.

 

Another lesson of life.

 

It was another lesson in life finding myself holding a training course in a hospital: among the participants the receptionist, a blind man. Where is the problem you say? The fact is that they had asked me to set the course on the vision and analysis of some films. And very simply the receptionist told me: "You will sit here next to me, I will listen to what the actors are saying and you will describe the scenes ... but do it properly otherwise I will not learn anything in this course." Another life of lesson.

 

Since I was a child I remember that my father, at night, so as not to disturb anyone, he would get up to go to the bathroom without turning on the light, often stumbling or dropping something in the middle of the night: the result was that he woke us all anyway. I hated his attitude. At times I have as an adult repeated the same mistake and have found myself lost in the hallway of the house. In hotels I have to sleep with the curtains open because I risk waking up and not knowing where I am. The darkness takes away all references and the silence becomes even darker. Another lesson of life.

 

When I can’t find my glasses I get angry. But if I focus my eyes I can see everything: clear and limpid. It is a simple gesture that I have been repeating for at least thirty, forty years. For someone blind this is not possible. Darkness is there and it shows. And there is also the next day and the next.

 

I often wonder what it means to be blind, a blindfold can give you an idea, even if partial or limited, in time of what a blind person lives: in those moments you do not know your bearings, you fall, even the most familiar places take on different dimensions and also the emotions you feel are no longer the same and your senses, which usually play all equal, are amplified to make up for the missing one. Another life of lesson.

 

 

Mine is not an obsession, I just want to understand. That is why I agreed to drive in the dark. I work with stressed people who daily live the discomfort of physical and mental fatigue. And to understand how the senses, feelings and emotions help us overcome our problems, is essential and the blind can teach us how to find the right direction, a direction where to go, guiding us from the dark to the light…

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