... PERCHE' LA DISABILITA' NON E' UN PUNTO DI ARRIVO... MA UN PUNTO DI PARTENZA...

PERCHE' LA "GUIDA AL BUIO"?


Questa esperienza e' data dall’unione di più volontà, quali istruttori di guida, psicologi e formatori.

I fortunati avventori di questa esperienza, privati temporaneamente di un senso...forse il più importante... si troveranno ad utilizzare i restanti 4 sensi che possiedono, causa forza maggiore!

Capiranno il valore di questi sensi e le reali difficoltà nella perdita di uno o più sensi stessi e la difficoltà di chi per un verso o per un altro deve convivere con una disabilità.
Si renderanno conto che il nostro corpo ma soprattutto la nostra mente ha tante e tantissime capacità inesplorate.

Ci sono dei limiti oltre i quali non siamo abituati a “vedere”.
Così come è ancora difficile, per molti, “guardare” una persona disabile prescindendo dal fatto fisico.


Eh, sì: nel mondo dell’ “immagine” , dell’ “apparenza” , a volte anche sfrontata, del “canone estetico” ben definito, nel sentire comune il disabile trova ancora poco spazio e magari (involontariamente senza dubbio) si tende ad “osservarlo” con “occhio” paterno.


“Vedere”, “guardare”, “immagine”, “apparenza”, “canone estetico”, “osservare”, “occhio”: quante volte, nel linguaggio comune, si fa riferimento al senso della vista?


E quante volte è capitato di pensare: “ma se io, improvvisamente, dovessi perdere la vista?”.


Proviamo un piccolo esperimento: a casa nostra (cioè nell’ambiente più CONOSCIUTO in assoluto), facciamo qualche passo dal divano davanti al televisore alla cucina. Pochi passi tra le mura domestiche; uno sforzo relativo sia di concentrazione che dal punto di vista fisico.
Ora riportiamoci sul divano e bendiamoci.


Dopodiché ripetiamo quei passi, i pochi passi che prima abbiamo percorso quasi di corsa… e che ora si sono trasformati in un percorso di guerra! ...Ci manca qualsiasi riferimento, sembriamo incespicare ad ogni momento, magari iniziamo anche a sudare per la tensione.

...COSA VOGLIAMO DIMOSTRARE...


Che disabile non vuol dire “con meno possibilità”.
Che attraverso la formazione, la dedizione ad un progetto, la costanza e la caparbietà, CHIUNQUE può raggiungere traguardi impensabili.
Che i limiti (anche mentali) sono solo quelli che ci poniamo noi per pigrizia, indolenza o, semplicemente, per superficialità.
Che i cosiddetti "disabili" sono in realtà delle persone con le quali si può interagire senza alcuna preclusione e che devono avere le nostre stesse possibilità.
Vogliamo, in sostanza, che un giorno non si parli di “abili” o “disabili” ma semplicemente di “persone”.

Il progetto  vuole dimostrare che nonostante la disabilità, con le dovute competenze ed una buona preparazione, si possono raggiungere degli obiettivi apparentemente irraggiungibili.

Vi faremo provare sulla vostra pelle, cosa prova un non vedente, dopo aver portato un non vedente a verificare cosa prova un normodotato. E quale situazione è più comune della guida di un’auto?


Attraverso questo nostro "esperimento" intendiamo sensibilizzare l’opinione pubblica a non considerare il disabile come un individuo di limitate capacità, ma una persona che a tutti gli effetti può svolgere una vita normale ed essere coinvolto a tutti i livelli in ambito sociale e produttivo.
Il nostro sogno è che in un futuro non troppo remoto, la gente si spinga fino al paradosso di accettare anche l’idea di un non vedente al volante! E parallelamente vorremmo che da subito, tutti i disabili... e non... cessino di sentirsi in qualche modo “diversi” ed accettino il fatto che nulla è a priori precluso.

 

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